In seguito alla lettera di Rossano Ercolini inviata alla Ferrero nella quale si inoltrava la letterina già inviata dai bambini del progetto Terra Maestra in merito al problema dell’imballaggio monouso del famoso bicchierino usa e getta, abbiamo ricevuto risposta del Dott. Brambilla, Corporate Communication & PR Manager Ferrero Italia. A seguire la contro risposta di Ercolini.

Buonasera dott. Ercolini, Confidiamo che possiate trovare conferma dell’impegno rappresentato a suo tempo e del percorso intrapreso con la concretezza che contraddistingue il nostro operato, anche leggendo questa recente pubblicazione de Il Messaggero, all’interno  della quale troverà rappresentato, con dovizia di particolari, il percorso e le ultime implementazioni in ambito packaging, che includono anche il bicchiere di Estathè (e non solo).
https://www.ilmessaggero.it/AMP/economia/ferrero_rivoluzione_packaging_merendine-6726515.html
Le segnalo infine che nessuna lettera è pervenuta alla nostra attenzione, altrimenti avremmo provveduto a fornire pronta risposta, come nostra consuetudine.
La saluto cordialmente
MB

Caro dott. Marco  Brambilla, intanto grazie della pronta risposta. È comunque importante mantenere aperta una discussione specialmente quando sono in ballo questioni di rilevantissima prospettiva. Quindi nel metodo apprezziamo Ferrero e lei in particolare, nel merito, gradiamo di meno le “soluzioni” segnalate perchè non all’altezza della sfida che stiamo vivendo circa, in particolare, la plastica usa e getta. Mi voglio concentrare sul “bicchierino” che non solo voi confermate ma per il quale scambiate una soluzione “minimalista” – la sostituzione dell’attuale polistirene con il polipropilene – per un cambio di chissà quale portata senza farvi le domande giuste (si limiteranno gli sprechi? Si limiteranno gli attuali frequentissimi abbandoni? L’industria e il commercio devono o non devono fornire una strategia d’uscita dall’ usa e getta?). Il monouso usa e getta non è più sostenibile quando i mari e gli oceani soffocano di plastiche. Occorre enfatizzare soluzioni che diminuiscono il ricorso a piccoli imballaggi che si espongono al concreto rischio degli abbandoni, senza per questo non richiamare l’inciviltà di chi abbandona. Non solo occorre trovare soluzioni in termini di materiali (che siano alternativi alla plastica) ma soprattutto in termini di “durata” del prodotto erogato. Quindi bene il ricorso alle eleganti bottiglie di vetro (meno bene le lattine) ma meglio le “confezioni famiglia” o comunque aventi durata maggiore rispetto all’attuale mini bicchierino. Certo, il polipropilene si ricicla ma se guardiamo all’esempio delle bottigliette d’acqua dal punto di vista della frequenza del loro abbandono sono, pur essendo in PET e quindi in plastica di facile riciclo esse le troviamo più frequentemente abbandonate (ai bordi delle strade e in genere nell’ambiente) delle bottiglie da un litro o di taglia superiore. Si dirà: il bicchierino è comodo… Ma è proprio di questa eccessiva e deresponsabilizzante “comodità” che bisogna reimparare a fare a meno. Ribadiamo anche che la pur positiva sostituzione della cannuccia in plastica in una in carta non fornisce una soluzione in quanto ho constatato che i bambini gettano il brick nella plastica ritenendo troppo complicato separare la cannuccia dal bicchierino. Infine: abbiamo visto che un importante marca di yogurt ha sostituito il bicchierino in plastica con uno in carta (anche se permane un sottile strato in plastica) perchè non orientarvi in quella direzione magari andando oltre ed usando materiali impermeabilizzanti come il “vetro liquido”? Questo, in uno scenario transitorio nel quale alla fine liberarsi della zavorra del monouso. A presto.
Rossano Ercolini