Ecco com’è finito nella spazzatura il millantato “modello toscano” di gestione della…spazzatura. Quel modello che dalla metà degli anni ’90 avrebbe dovuto portare alla realizzazione di oltre 10 inceneritori. L’ultimo reperto era l’inceneritore di Scarlino difeso a spada tratta da tutti i presidenti di giunta regionale succedutisi (Vannino Chiti, Claudio Martini fino a Rossi) fino ad oggi. Quel “modello” affondato grazie alla NASCITA DEL MOVIMENTO RIFIUTI ZERO e di un tessuto fittissimo di comitati popolari nonostante sia in palese rovina viene ancora propugnato dallo “zoccolo duro” di CISPEL e dalla stessa giunta regionale toscana.

Anziché imparare da vicende negative come queste e da dati di fatto che pongono all’avanguardia della gestione dei materiali di scarto province come quelle di Lucca (ormai oltre il 70% di raccolta differenziata dove l’incenerimento è stato messo al bando grazie alle lotte della Rete Zero Waste) si continua a razzolare nel torbido insistendo sui mega ambiti territoriali terreno di scorribanda del malaffare, di arretratezza gestionale ed inefficienza e di inquinamento sanitario ed ambientale. Sempre la Regione ha tentato di contrabbandare “il modello Senese” come alternativo ai successi del “modello Capannori” perché basato sull’inceneritore di Poggibonsi ma ora con risultati operativi penosi (con un ATO sud che non supera complessivamente il 35% di RD) e soprattutto con il “blocco dirigente” di quel patto scellerato (Corti, Buzzichelli) affondato dentro un gorgo profondo di malaffare e di sperpero dei soldi dei cittadini LA REGIONE COSA DICE? SI IMPONE UN’AUTOCRITICA e chi ha sbagliato o coperto gli sbagli se ne deve andare.

I tre inceneritori dell’ATO sud devono essere spenti e smantellati: non solo Scarlino ma anche quelli di Arezzo e di Poggibonsi. Occorre una TOTALE REVISIONE DELLA PIANIFICAZIONE GESTIONALE della Regione. Altro che MEGA ATO REGIONALE come vorrebbe Rossi! Egli è parte del problema e non può essere parte della soluzione a meno di un radicale ripensamento che metta nelle mani delle esperienze più avanzate il compito di tracciare la nuova rotta PER UNA TOSCANA RIFIUTI ZERO. Chiudere con gli inceneritori (a partire da quello stoppato di Case Passerini di Sesto Fiorentino), con le inefficenze, gli sprechi, l’inquinamento e l’autoritarismo. Aprire ad una PRIMAVERA delle buone pratiche.. Zero Waste Italy che sui territori toscani è nata si prenderà l’onere di far partire questa nuova stagione.

Rossano Ercolini
ARTICOLO SU LA NAZIONE “Quel crack dell’inceneritore di Scarlino”