Senza la gente non si decide niente! È ufficiale: come richiesto da Zero Waste e dalla straordinaria mobilitazione di comitati e cittadini viene ufficialmente messa una pietra tombale sul progetto di gassificazione “waste to methanol”.

La sindaca Barnini che a dir poco era stata benevola con i proponenti di questo “inceneritore sotto mentite spoglie” lasciando intendere che avrebbe accolto questo impianto definito in modo anche normativamente surrettizio di “economia circolare”, sotto il peso di una mobilitazione popolare straordinaria è costretta a far marcia indietro con tanto di lettera ufficiale scritta alla Regione.

Dopo la vicenda di Stagno a Livorno è ora il turno dell’empolese a smascherare il tentativo di Eni ed Alia di realizzare un’impiantistica che non ha precedenti al mondo e che si pone in netto antagonismo alla riduzione di rifiuti plastici, alla gerarchia europea di trattamento dei rifiuti che esalta la loro riduzione, il riuso, il recupero di materia e alla economia circolare basata anche normativamente sulla contrapposizione ai trattamenti termici (vedi Do Not Significant Harm principle).

Tutto bene? Certo… e perlomeno apprezziamo il “realismo politico” della sindaca che prende atto della volontà dei propri cittadini. Tuttavia che cosa sarebbe successo se non ci fosse stato lo scossone dal basso provocato ed alimentato da Zero Waste?

E qui invece incontriamo il “rancore” di Barnini che se la prende con Rifiuti Zero ancora una volta ricorrendo ad una narrazione superficiale e di comodo di questa strategia di successo proprio a pochi chilometri da Empoli. Continua a ripetere la formuletta imparata a memoria dagli “smaltitori” che anche i comuni che hanno come Empoli oltre l’80% di RD devono comunque “smaltire” e… quindi?

Vuol dire accettare impianti da 400 milioni di euro pagati dai cittadini che pure si impegnano a ridurre il Rifiuto Urbano Residuo (RUR)? Perché non impegnarsi come fa non solo Capannori (anche lì sindaco PD) che ormai sta per traguardare il 90%?

A questo punto occorrono anche per Empoli Centri di Riparazione e Riuso, politiche di riduzione alla fonte a partire proprio dalle plastiche monouso meno riciclabili (polisterolo-polistirene) anche spingendo per una prospettiva che responsabilizzi di più i produttori chiamati a ridurre prodotti non riciclabili e/o non compostabili.

Quel 10-15% di RUR che rimane (nel frattempo) lo si tratti in impianti a freddo in grado ancora di recuperare oltre la metà di ciò che entra in questi impianti permettendo di recuperare ancora materia e di stabilizzare ciò che transitoriamente deve ancora andare in discarica (anche con gli inceneritori ci sono le discariche per le scorie-ceneri!).

Questo è ciò che vuole Zero Waste! Non si banalizzi come goffamente tenta di fare la Barnini una strategia che con numeri alla mano ha portato soluzioni concrete non solo a Capannori ma ormai in quasi tutto l’Ato Costa.

Vogliamo che i comuni dell’empolese con il loro 80% di RD non remino a favore di megaimpianti pensati non per soluzioni locali ma per importare rifiuti riproponendo la centralità degli smaltimenti ma al contrario divengano parte della lista dei comuni Rifiuti Zero che già oggi raggiunge oltre 330 aderenti.

Ma ci auguriamo che anche la Regione Toscana con questa ennesima sconfitta tragga le opportune conseguenze e la smetta di alimentare estremismi impiantistici e assuma fino in fondo le buone pratiche a riferimento e non gruppi industriali volti alla tradizionale centralità degli smaltimenti magari sperando di infinocchiare con una sorta di “latinorum” (ad uso di élite tecnocratiche ben pagate) comunità “credulone”.

Questo tempo è finito grazie alla “Scienza dei Cittadini” di cui Zero Waste è promotore.

Per questo proponiamo al Presidente Giani un urgente incontro per creare le condizioni perché episodi come quelli di Empoli non si ripropongano più e magari si possa collaborare nell’interesse generale della nostra bella Toscana.
Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy