Lunedì 22 Giugno insieme ad una delegazione Toscana guidata da Rossano Ercolini in rappresentanza di Zero Waste Italy e Zero Waste Europe, che comprendeva il Comune di Capannori nella persona dell’Assessore all’Ambiente, il Sindaco di Carmignano, i responsabili di due cooperative sociali Lucchesi ed un imprenditore privato interessato all’economia circolare, siamo partiti alla volta di Bologna.

A seguito dello stretto rapporto tra Eta Beta e Zero Waste Italy negli ultimi tre mesi, è nato un “accordo di cooperazione” in cui Eta Beta si è impegnata a certificare un progetto innovativo che garantisce la salute e riduce la produzione di rifiuti usa e getta e non riciclabili e Zero Waste Italy con il ruolo di promuovere e sostenere le buone pratiche e la vera economia circolare.

La visita è iniziata nella sede all’interno del Villaggio del Fanciullo, un enorme spazio completamente adibito ad attività con scopi sociali dove una decina di cooperative si occupano di svariati servizi tra cui la gestione di laboratori per persone svantaggiate, l’offerta di affitti a prezzi calmierati per studenti e parenti in visita all’ospedale S.Orsola, il supporto psicologico anche attraverso l’affiancamento di maestri d’arte. Siamo rimasti colpiti dalla bellezza dei manufatti artistici realizzati con il vetro recuperato da vecchi infissi, dei piatti di design che andranno ad imbastire le tavole dell’alta ristorazione Russa, dalle stampanti 3D, dal forno per la vetrofusione e dai tanti strumenti della falegnameria a disposizione dei ragazzi Eta Beta collabora con enti pubblici e privati per progetti di inclusione sociale, rivolti soprattutto a persone in situazioni di difficoltà, mettendo al centro l’essenzialità del lavoro per la dignità umana. Anche per questo è stata fatta la netta scelta di non accettare volontari all’interno della cooperativa ma solo persone assunte.

La seconda sede che abbiamo visitato è raggiungibile attraversando l’orto, il vivaio ed il grande giardino con le postazioni a noleggio per lo smart working dei genitori con figli, il loro ultimo progetto creato a sostegno delle famiglie durante le restrizioni per il covid.

Sempre in tema covid, da inizio marzo fino alla prima settimana di Giugno, hanno garantito un servizio di sanificazione h24 per 40 ambulanze. La struttura murata è un vecchio centro sociale andato a fuoco nel 2014 e successivamente preso in gestione da Eta Beta facendosi carico della ristrutturazione dei locali, con tanto di foto appese all’entrata per ricordarne lo stato in cui gravava. All’interno ci sono due punti ristoro, la lavanderia del progetto “Lavanda” per i pannolini lavabili a noleggio ed alcune sale polivalente. Dovunque campeggia la vena artistica del Presidente della cooperativa , Joan Crous, che realizza splendide opere in vetro, posizionate in ambienti curati in ogni dettaglio e con grande gusto, dall’altra colonna portante ovvero la psicologa del gruppo e moglie del Presidente, Giovanna Bubbico.

Il motivo principale di questo incontro era il tema delle mascherine lavabili ed al tavolo di questa riunione oltre al gruppo Toscano, erano presenti: -una produttrice di mascherine della provincia di Bologna che prima del covid produceva divise da lavoro -un commerciante di Faenza che ha già ottenuto la certificazione delle sue mascherine -il legale della cooperativa Eta Beta Ci sono 3 categorie di mascherine DM (dispositivo medico): tipo 1, per la cittadinanza e la maggior parte dei lavoratori di aziende tipo 2, per gli operatori socio-sanitari che non eseguono manovre che non implicano gesti manuali e contatto con il paziente tipo 2r, medici + operatori socio-sanitari a stretto contatto con il paziente (R sta per resistance – deve aver superato il test del filtraggio sangue e saliva) I DM sono autorizzati da ISS e fino al 31/07/20 è in atto il decreto in deroga per la produzione di queste mascherine, semplificando il processo ed abilitando momentaneamente molte aziende. L’autorizzazione dei DPI (dispositivo di protezione individuale) dipende invece dall’Inail. Tutti questi prodotti sono disciplinati dalla certificazione EU ma ovviamente il DM è un dispositivo più semplice. Mentre per i DM bisogna presentare il fascicolo tecnico per ottenere la la dichiarazione di conformità, per I DPI sono necessari prove che ne testino il maggior filtraggio.

Bisogna ricordare che I DPI sono nati per le aziende che intendevano proteggere I dipendenti dalle polveri e non da batteri e virus. Dei presenti, il commerciante di Faenza è già a marchio CE, mentre l’altra Bolognese che ha già certificato il materiale per cucire, sta valutando se investire ulteriori diecimila Euro per ottenere la certificazione della mascherina. In Emilia Romagna tutti questi soggetti (EtaBeta e fornitori di mascherine) stanno cercando di costruire un protocollo insieme alla Regione. In merito al lavaggio delle mascherine, Eta Beta certificherà tutto il processo di lavaggio industriale con detersivi ecolabel in grado di garantire la perfetta sanificazione, senza uso di cloro. Di nuovo, stesso iter già fatto per I pannolini lavabili . L’ente Tecnopolo è pronto per fare un esame microbiologico ed un esame di respirabilità ed entro una decina di giorni, rilascerà la certificazione. Questo processo è molto simile e sicuramente più semplice di quello creato per I pannolini solo che serve nuovamente rifare il percorso per ottenere la nuova certificazione dei processi di lavaggi. Il costo della certificazione anche per questo processo, si aggira sui diecimila euro e richiede una settimana di tempo. Dal 1/08/20 terminato il decreto in deroga, solo le mascherine certificate potranno essere introdotte in certi ambienti. Esiste il mercato delle aziende a cui possiamo rivolgerci subito senza attesa. Ed il mercato pubblico che comprende anche le scuole, su cui al momento non ci sono indicazioni per le precauzioni che dovranno seguire I bambini e ragazzi. Ad oggi, delle migliaia di domande per certificare la macherina CE, soltanto 4 produttori della Regione Emilia Romagna ci sono riusciti e solo poche decine in tutta Italia. E’ necessario garantire con schede tecniche accurate chi taglia, chi cuce e chi imbusta. Si potrebbero riattivare posti di lavoro nel comparto tessile. Di fronte ad un aumento di domanda, può nascere una rete collaborativa attraverso la firma di un “quality agreement” dove il produttore certificato si accorda con altre aziende non certificate, cedendogli parte delle operazioni produttive (ad esempio l’imballaggio) salvo il rispetto delle regole da sottoscrivere. Nell’imballo delle mascherine ci sono le informazioni per la tracciabilità di tutti I passaggi, chi li esegue, in quale data ed il numero di lotto. In questa partita, fare rete senza discutere qual è la migliore mascherina che si riduce ad un quadrato di stoffa con due lacci è molto importante. Per usi privati ognuno può personalizzarla come vuole ed accedere ad un grande mercato, assumendosi ognuno le proprie responsabilità. Per usi dove si richiede la certificazione, essere pronti in tempi rapidi, entro agosto, è essenziale. In futuro, chi produrrà le mascherine dovrà seguire parametri più stringenti dove si dichiara il materiale utilizzato e che almeno in parte sia riciclabile. Le mascherine andranno a diminuire ma rimarranno un accessorio per luoghi tipo case di riposo ed ospedali. Quando le mascherine diminuiranno, sarà l’occasione per utilizzare queste stesse lavatrici per tutti I dispositivi monouso in maggioranza di tnt. Ad esempio esiste già il camice lavabile fino a 10volte di tipo 3R che può essere usato anche in presenza del covid, idrorepellente ed antischizzo. Ma possiamo pensare anche a tutti I tipi di camici, mantelle, copriscarpe usate da parrucchieri, dentisti, medici etc, anche qui esiste già l’alternativa lavabile 70 volte.

Il responsabile legale della cooperativa ci ha spiegato che per iniziare l’attività di lavanderia serve fare richiesta dall’AUA, l’Autorizzazione Unica Ambientale oppure stringere un accordo con una lavanderia già esistente e farsi prestare questa autorizzazione (in termine giuridico, questa operazione si chiama “avvalimento”) Eta Beta sottolinea in conclusione che il business non sta nel lavaggio ma nel ritiro e nel noleggio, su queste 2 operazioni si gioca il ricavo oppure se gestita male, la perdita. All’esterno della cooperativa, proprio a lato della grande falegnameria dove si costruiscono giochi montessoriani, è posizionato il container usato (costo d’acquisto 300,00 €uro) che verrà coibentato, dotato di una via d’entrata e una di uscita ed adibito all’esclusivo lavaggio delle mascherine.

Eta Beta è disponibile affinchè questo progetto si replichi e si moltiplichi, offrendo le seguenti modalità: 1-proponendo la vendita dell’intero kit, container + lavatrice + processo certificato comprensivo di mascherine e detergenza + formazione 2-proponendo la formazione con costi da concordare in base alle richieste specifiche. In entrambi i casi, starà all’acquirente cercarsi I propri clienti, fare contratti con enti e protocolli d’intesa. Questo progetto gode del pieno supporto di Zero Waste Italy e Zero Waste Europe che si mettono a disposizione