L’assessora della Regione Toscana Monia Monni (attraverso la sua comunicazione di ieri) dà la stura al peggior ciarpame impiantistico che c’è. Lo fa strumentalizzando un poco felice slogan di Legambiente “Rifiuti Zero, impianti mille” da ribattezzare “Rifiuti à gogo, trattamenti termici mille!“.

Certo, le proposte pervenute alla Regione Toscana seppur documentate, si recita, in modo coerente (sono 32) non costituiscono ancora alcunché di definitivo ed anzi, in attesa di VAS rappresentano poco più una sorta di “noi ci proviamo” ma segnalano per l’ennesima volta la scelta di un modello di gestione dei rifiuti vecchio e alternativo alla Economia Circolare.

Anche concedendo che tra le 32 proposte impiantistiche ve ne sono diverse valide (tuttavia, come da prassi, esse stesse da verificare) il risultato dal sottoscritto paventato alla assessora Monni in un faccia a faccia che questo approccio avrebbe attirato di tutto e di più del “partito trasversale dell’industria sporca” non solo regionale ma nazionale. 

Nel dettaglio: ENI ci riprova a Stagno (LI) con la già sconfitta previsione del gassificatore/catalizzatore da Combustibile Solido Secondario. Ma è l’intera provincia di Livorno ad essere tempestata di altre brutte notizie.

ALIA di Firenze vorrebbe un megagassificatore a Rosignano mentre Retiambiente un “ossicombustore” a Livorno per i rifiuti da raccolte differenziate (trattasi di trattamento termico ad alta temperatura).

Anche a Massa, a Peccioli e Pontedera si propongono amenità simili ed in parte a Pisa. Poi la “notizia” del grande gassificatore di Empoli con la quale ALIA si rivela ancora una volta quale battistrada di tecnologie sporche.

Anche in Val di Sieve gli amanti dei trattamenti termici (a tutti gli effetti per la normativa vigente da trattarsi quali inceneritori al di là di cavilli tecnici!) si prevedono un paio di impianti di Pirolisi nel segno di cui sopra e cioè di “inceneritori sotto mentite spoglie”.

Quindi tra queste 32 proposte oltre la metà non c’entrano niente con l’Economia Circolare ma hanno a che fare con la vetusta categoria dello smaltimento.

È triste che la Regione Toscana si presti a questo nuovo equivoco innescando un ennesimo braccio di ferro di cui, proprio in nome di una “governance avanzata” appare del tutto deleterio e foriero di conflitti che sarebbe stato meglio evitare. Vedremo!

Il problema strategico vero è che il gap toscano di cui parla Monni non è di tipo impiantistico ma il gap riferito alla diffusione di are centro e soprattutto nel sud della Toscana delle buone pratiche Rifiuti Zero!

La Monni aveva promesso un confronto serrato ma costruttivo con Zero Waste Italy, ma chi l’ha visto?

Ancora una volta si presta tendendo l’orecchio ai “soliti noti” (ENI, ALIA, BELVEDERE SPA, ecc.) e si tira un calcio in faccia ai portatori concreti di nuovi modelli industriali che statisticamente dimostrano di saper trasformare i rifiuti in materiali preziosi per i distretti toscani.

Ma non finisce qui! Per Rifiuti Zero è solo l’inizio di un confronto duro e aperto nello stesso tempo. 

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe e di Zero Waste Italy