In risposta a questo articolo “trash” di “La Repubblica”

Come se niente fosse il “nuclearista”convinto Chicco Testa​ attraverso un articolo compiacente de La Repubblica che ignora totalmente le eccellenze raggiunte in questi anni dalle buone pratiche in Italia (55,5% di RD al 2017) torna a proporre “grappoli” di inceneritori a nome della confindustria dei gestori-rifiuti FISE (leggi A2A, Hera, Iren, ACEA ecc) E’ INDECENTE.

Quando appare diretta una correlazione fotografata da ISPRA nel report del dicembre 2018 che da un lato fa registrare il 55,5% di RD ponendo il nostro Paese al secondo posto in assoluto in Europa (insieme alla Slovenia) per tale prestazione, dall’altro segnala che gli inceneritori sono dominuiti da 54 a 38 attuali.

Quindi la narrazione reale è che “se diminuiscono gli inceneritori, aumentano le buone pratiche e la RD…nonchè diminuisce il fabbisogno​ di discariche”. Forse il Chicco…tutto testa vorrebbe tornare a vivere nel 2003 quando rombavano i motori della propaganda ossessiva della “termovalorizzazione” gaudente di miliardi di euro a nostre spese attraverso la TRUFFA DEI CIP 6 e degli incentivi agli inc. e la RD nazionale era al….17%! Poi è nato un possente e diffusissimo movimento Rifiuti Zero sbeffeggiato e ridicolizzato (come dice Ghandi: “all’inizio di sbeffeggeranno…”) e non certo favorita dai vari governi è decollata a tappeto la NARRAZIONE DELLO 0 (quanti rifiuti volete? ZERO!) spinta dai movimenti dal basso e dai primi sindaci coraggiosi a partire dal comune di Capannori che nel 2007 per primo in Europa osa sfidare i rifiuti.

Da allora non solo i comuni verso RIFIUTI ZERO sono divenuti 282 rappresentanti circa 6.5000.000 italiani ma assistiamo a numeri impensabili fino a 10 anni fa che in termini di percentuale di RD sfiorano e a volte superano il 90% e una produzione di Rifiuto Solido Urbano Residuo inferiore spesso ai 100 kg-procapite e a volte addirittura sotto i 50 kg.

Tornare a proporre gli inceneritori significa VOLER TORNARE AD UN PASSATO TROGLODITICO inquinato e inquinante oltre che dissipativo di preziose risorse per la nostra stessa industria manifatturiera in tempo di “Raw Material Scarcity”.

Ripartire dalla favoletta degli inceneritori della Danimarca ripropone il tentativo di ritornare al core businness” dello smaltimento quando tutti i soldi andavano dalle nostre tasche (con la tariffa) a quelle già piene di A2A, HERA e multiutilities pronte a giocare salute e territori sul tavolo verde della finanza.

Altro che rischio di impresa: la torta era (e in parte è ancora ma il giochino squallido è stato reso evidente!) queste multiutilities, spesso presiedute da sindaci ma a tutti gli effetti “ultrafinanziarizzate” fidando sul “capitale sociale” della TARI pagata da noi tutti hanno lucrato ponendo al centro “GLI SMALTIMENTI ” con i “gioielli costosissimi” della “termovalorizzazione” comprati con i nostri soldi spesso con la complicità dei Politecnici e soprattutto della politica governativa.

ORA BASTA: E’ STATO DIMOSTRATO CHE E’ MEGLIO PER SALUTE, AMBIENTE ED ECONOMIA recuperare la materia degli scarti (anzichè bruciare!) ed allungare il ciclo di vita dei prodotti riparandoli e riusandoli.

Ora poi è il momento di RIDURRE LE PLASTICHE (di cui gli inceneritori sono ghiotti) e di ridurre tutta la mole complessiva dei rifiuti.
Il Chicco poi cerca una debole giustificazione alle sue anacronistiche manie inceneritoristiche dicendo che essi servirebbero a trattare gli scarti del riciclo e il rifiuto residuo.

Nel primo caso per ridurre le impurità nelle RD basta puntare su raccolte selettive monomateriale (già la RD della carta produce non più di uno smilzo 1-2% di impurità-dato COMIECO 2018).

Nel caso del RUR invece occorre da un lato forzare i tempi per eliminare i prodotti non riciclabili (e non riparabili), dall’altro, realizzare “impianti di Fabbriche di Materiali” in grado ancora in modo meccanico manuale di recuperare risorse contenute nella frazione residuale.

Ci sono già esperienze industrali in tal senso di riciclare le plastiche eterogenee ed addirittura i pannolini-pannoloni.
Si capisce che in questo modo CHICCO perde il lavoro (ma dal tempo in cui lui era presidente nazionale di Legambiente non ha mai davvero lavorato!) ma visto che è l’uomo delle “conversioni” (o del “trasformismo”? ) chissà che non possa anche lui convertirsi allo ZERO. Un’avvertenza però per lui…ZERO RIFIUTI MA ANCHE ZERO COMPENSI per lui!

Rossano Ercolini

Presidente di Zero Waste Italy e Zero Waste europe.​
Direttore Centro di Ricerca Rifiuti Zero.