Era l’inizio del XXI secolo quando la Regione Toscana millantava di essere un modello. Modello basato sulle tre megadiscariche di Rosignano, Peccioli e Podere Rota e sulla estensione dell’incenerimento.

Erano i tempi in cui la Regione si vantava di essere quarta a livello nazionale nella RD che a malapena raggiungeva il 30%. La pressione per realizzare gli inceneritori era massima a partire dall’area fiorentina con la vicenda di “Case Passerini”. Il movimento RZ era appena partito segnando punti determinanti in provincia di Lucca a partire dalla scondfitta dell’inceneritore di Capannori avvenuta nel’97.  Il messaggio visionario e pragmatico di RZ era: se puntiamo su riduzione-riuso e RD porta a porta si potrà innescare un circolo virtuoso in grado di portarci fuori dalla “metastasi” di discariche ed inceneritori.

Il primo comune a tracciare questa rotta è stato Capannori dimostrando che Rifiuti Zero “poteva accadere” a patto di avere il coraggio politico di perseguirlo. E ciò salvaguardando salute, ambiente e promuovendo posti di lavoro (a Capannori oltre 60). E questa “narrazione” ha liberato energie, diffuso saperi dal basso, coinvolto orgogliosamente intere comunità, fatto respirare la democrazia sempre più inquinata da poteri ed interessi soffocanti. Siamo nel 2007 e complice la incipiente crisi i rifiuti si riducano e le RD cominciano a volare. Tutto ciò cresce non solo senza il supporto regionale ma addirittura contro la volontà della Regione che ansima per imporre gli inceneritori (all’epoca erano nove). La Regione, per contrastare RZ punta sul “modello senese” (con l’inceneritore raddoppiato di Poggibonsi). Ma a partire dalla piana di Lucca il modello RZ si estende soprattutto sulla costa facendo saltare la previsione del megainceneritore di Livorno e spegnendo gli inceneritori di Castelnuovo Garfagnana e di Pietrasanta.

Ora RZ e’ un fiume in piena! Sono oltre 30 i comuni toscani che vi aderiscono con la maggior parte diffusi sulla costa, Capannori, Lucca, Carrara, Calcinaia, Calci, Vico Pisano, Montignoso, Cecina, Pomarance, Seravezza, Viareggio, Massarosa, Pietrasanta, Pieve Fosciana, Barga, Borgo a Mozzano, Villa Basilica, Pescaglia, Forte dei Marmi ecc. Quasi sempre questi comuni dimostrano con i numeri che si possono ottenere RD superiori al 75% di resa. Oggi la provincia di Lucca supera su 350.000 abitanti il 71% di RD. Quindi si può fare a meno di inceneritori e siti di smaltimento.

Si viene cosi palesemente a sbugiardare chi in realtà vuole regalare i soldi delle bollette dei cittadini per 20 anni e più (un mare di soldi sicuri in tempo di crisi) a fameliche multiutility “prossime” al “giro politico” del governo regionale. Cosi’ invece di “azzerare” i rifiuti si vogliono “azzerare i rischi di impresa” per colossi del settore “amici” come Hera e soci.

L’affare dei rifiuti concepiti come mole crescente da smaltire (e non da ridurre) attraverso l’operazione degli Ato regionali lo si vorrebbe “servito” sotto il comodo regime di “monopolio”.

L’Ato costa non per caso non è decollato a differenza dell’Ato Toscana Sud e di quello della Toscana Centro). Qui si vorrebbe privatizzare e concentrare quasi metà del patrimonio finanziario “Reti Ambiente” e cioè un carrozzone burocratico al servizio del monopolio degli smaltitori. Questa “incompiuta” frutto della “resilienza” delle “buone pratiche” mette a nudo il fallimento delle politiche regionali e ne chiede conto. A preparare questo clamoroso quanto annunciato fallimento la vicenda dell’Ato Sud dove l’azienda costituita (SEI Toscana) è finita nella bufera con capi e capetti arrestati o sotto incriminazione. La Regione aveva salutato il velocissimo costituirsi di questa operazione quale modello (a fronte di un misero 30% di RD).

O Rossi cambia passo o si deve dimettere. Altro che invocare il rimedio peggiore del male dell’Ato unico regionale! Occorre riconoscere che se oggi la Toscana è tredicesima nella RD a livello regionale è colpa di politiche arretrate ed inquinate dall’affarismo e dallo spreco. Al contrario se nonostante tutto la Toscana (battuta da Sardegna, Marche, Umbria e Campania) registra un 51% di RD (dato ISPRA relativo al 2017) è grazie alle performance di comunità “eretiche” come quelle della piana di Lucca e dei Comuni RZ.
Ora si deve apprire una riflessione pubblica sul destino dell’Ato costa e su tutta la relativa partita regionale! Lo chiedono le comunità protagoniste della rivoluzione RZ.

Per questo Zero Waste Italy appoggia i 17 sindaci che invocano uno stop a cui tanti altri sono disponibili ad unirsi per ripensare il futuro della strategica gestione dei materiali di scarto nell’era della economia circolare propugnata dalla uUnione Europea.

Questo è il senso della giornata del 17 novembre organizzata a Livorno (ringraziamo il Comune per averci dato la disponibilità di sale dove svolgere l’evento). Sarà un momento in cui chiedere formalmente un ripensamento generale sul ruolo dell’Ato ed una moratoria sui processi in corso. Si vogliono rastrellare i soldi dalle comunità e le comunità devono assolutamente poter far pesare la propria posizione.

Senza la gente non si decide niente!

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy e Zero Waste Europe