A Parma i gruppi di acquisto solidali stanno affrontando il grave problema delle emissioni del nuovo inceneritore (costruito a 4 km dal centro città) e delle aziende agricole che coltivano sotto il camino.

Alle reti nazionali No Inc è stato chiesto aiuto per affrontare in modo univoco il problema e dare indicazioni operative utili anche agli altri territori. Come rapportare l’economia solidale, che ha la salubrità dei prodotti tra i suoi cardini, con l’inquinamento provocato da questi impianti? Come si sa il raggio di ricaduta delle polveri è molto variabile e ampio e dipende da tanti fattori, primo fra tutti la direzione dei venti.

Le analisi su prodotti e terreni sono notoriamente molto costose e difficilmente rispondono all’esigenza di assoluta certezza sulla presenza o meno di inquinanti. Le normative non hanno ancora affrontato questa problematica e solo un regolamento Ue per il miele biologico prevede una distanza di sicurezza dagli inceneritori (e da altre fonti di inquinamento) di almeno 1 km. Il recente studio Moniter della regione Emilia Romagna ha valutato il rapporto tra residenza nei pressi degli impianti di incenerimento e l’insorgenza di malattie, più o meno gravi.

Lo studio suggerisce dunque una associazione tra esposizione a inceneritore e abortività spontanea

L’analisi interna alle aree in studio sulla casistica (IMER-SDO sottoposte all’algoritmo) ha evidenziato un eccesso significativo delle malformazioni totali (269 casi) nel livello di esposizione

più elevato

Lo studio ha invece rilevato una associazione coerente e statisticamente significativa tra livelli di esposizione ad emissioni da inceneritore e nascite pretermine

Il problema è complesso. Probabilmente in casi come questo conviene adottare un principio di precauzione e considerare una generosa distanza di sicurezza dalle fonti di inquinamento come prima barriera utile a ridurre i rischi correlati alle emissioni nocive.