Uno dei pochi impianti per dare nuova vita alla materia prima si trova a Gela, che non riesce a lavorare a pieno regime perché non c’è abbastanza materiale conferito.

In questo impianto, la Remaplast, entrano scarti che vengono lavati, triturati e rilavorati ed escono granuli di polietilene, il prodotto base da cui si creerà nuova plastica.

Di queste strutture in Sicilia ne esistono poche. Ed è proprio per estendere questa rete – passaggio fondamentale in un virtuoso ciclo dei rifiuti – che l’Assemblea regionale siciliana, su proposta del Movimento Cinque Stelle, ha recentemente destinato una somma pari a 15 milioni di euro da distribuire tra i Comuni che superano il 65 per cento di differenziata.

«I nostri clienti sono i produttori di plastica – spiega Buscema – mentre i fornitori sono soprattutto il consorzio Corepla (quello che raccoglie la differenziata dai Comuni) e gli agricoltori che hanno le serre, è questo il materiale più pregiato». Su 100 chili di plastica, 85 vengono reimmessi sul mercato sotto forma di granuli di polietilene, mentre il 15 per cento diventa scarto. Il prezzo di vendita del granulo che viene prodotto alla fine del ciclo varia in base al prezzo del petrolio. «Nei periodi in cui il barile ha un prezzo medio alto, un chilo di granuli di polietilene costa 25 centesimi, ma ultimamente siamo scesi a dieci centesimi al chilo». Per questo settore, il crollo del prezzo del greggio non è un buon segnale. «Quando il costo è troppo basso, chi produce plastica compra la materia prima direttamente di prima mano, non riciclata, perché il prezzo è quasi uguale e ovviamente la qualità cambia», spiega Buscema.

Circa un terzo della plastica che viene riciclata proviene dalla raccolta differenziata, ma la percentuale in provincia di Caltanissetta nel 2014 si è fermata al 14,9 per cento.