Sono stati giorni belli e importanti, spesi anche per costruire contatti “diplomatici” con esperti e leader non solo della Corea, ma anche cinesi e della stessa UE. Infatti, questa mia presenza – voluta dal signor Choi Yul, presidente fondatore della Green Foundation, promotrice del Festival giunto alla 22ª edizione – si è svolta anche nel segno della costruzione di “ponti” tra Oriente e Occidente. In particolare, è forte nell’opinione pubblica sudcoreana la preoccupazione per i problemi ambientali: dai cambiamenti climatici alla plastica nei mari. Altrettanto forte è l’interesse verso esperienze alternative, come quella Zero Waste, rappresentata dal sottoscritto a partire dalla “piccola” Capannori.

Durante un’intervista con il più importante giornale di Seul, le giornaliste conoscevano già la storia della richiesta a Lavazza di riprogettare le proprie capsule monouso, e mi chiedevano se il “modello italiano” RZ fosse replicabile nel loro Paese, e persino a Seul, con i suoi 10 milioni di abitanti.

Da vari esponenti cinesi ho appreso che anche in Cina stanno prendendo piede le “No Waste Cities”, e non è mancato un frenetico tentativo di stabilire contatti diretti con esperienze concrete come quelle rappresentate da me stesso.


L’Italia vista da fuori… e da dentro

Mentre “fuori” si guarda con interesse e rispetto alle buone pratiche ambientali italiane ZW, in Italia si cerca pietosamente di rilanciare la “cattiva piaga” dell’incenerimento dei rifiuti, e si tergiversa sull’applicazione della vera Responsabilità Estesa del Produttore.

È evidente come da “fuori” i successi italiani, come quelli intrapresi dal percorso Rifiuti Zero, appaiano come modelli, mentre in patria si fa finta di nulla. I “soliti”, ben pagati dalle corporazioni dell’industria sporca, continuano a ripetere a pappagallo la narrazione tossica del trattamento termico del “sudicio”.

L’affare dell’inceneritore di Roma, che – se realizzato – porterà miliardi nelle casse di ACEA per ben 33 anni, la dice lunga su come i vecchi potentati non vogliano mollare la presa. E per farlo, evitano il confronto e fanno finta che in Italia non sia già decollata l’onda dei Rifiuti Zero.

Un’onda che viene dal basso, sostenuta da molti sindaci (ben 340 in tutta Italia) e da realtà come Lubiana, laprima capitale ZW d’Europa. Un’onda che non può essere ignorata e che, anzi, da fuori attribuisce onore e ammirazione al nostro Paese.


Prossima tappa: Capannori

Ecco perché c’è un motivo in più per partecipare alla Due Giorni Formativa che si terrà a Capannori (LU), dal 13 al 14 giugno. Sarà un’occasione per dire NO all’incenerimento e per rivendicare un nuovo accordo ANCI-CONAI-ARERA, che preveda maggiori investimenti da parte dei produttori di imballaggi, a beneficio dell’ambiente e delle tasche dei cittadini.A cascata, ciò significherà anche un vantaggio economico per le imprese che vogliono davvero puntare sull’economia circolare, grazie ai materiali puliti derivanti dalla raccolta differenziata, che possono rappresentare il volano per la transizione ecologica dell’intera manifattura italiana.


Formazione gratuita, futuro condiviso

Il corso è gratuito, e tra i formatori ci saranno sindaci, attivisti, esperti di primo piano e anche Ignazio Marino, ex sindaco di Roma ed europarlamentare. Scopri il programma: QUI

Diretta streaming venerdì 13 giugno dalle 17:30 alle 19 e alle 21:15 fino a chiusura sulla pagina Facebook del Centro Ricerca Rifiuti Zero di Capannori.

L’alleanza tra Comuni RZ e comunità cresce, ed è una buona notizia – tra tante cattive – anche per la democrazia.

Rossano Ercolini, Presidente di Zero Waste Italy