Il 6 agosto la conferenza dei servizi per l’inceneritore presidiata dal popolo Noinc e per Rifiuti Zero. Zero Waste Italy ci sarà.

A dire il vero nessuno tra i decisori politici sembra tutelare i cittadini della piana ed in particolare di Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio. Nessuno di loro colpevolmente si è levato a denunciare la inusitata aggressione ambientale e sanitaria che la realizzazione dell’inceneritore ed il raddoppio dell’aeroporto comporterebbero in un territorio già vessato dall’autostrada e dallo scalo aereo di Peretola nonché da una megadiscarica e da un impianto di CDR.

Mai si è vista tanta falsità ed arroganza in nessuna parte d’Italia. A fronte di migliaia di cittadini di cui il comitato “Mamme no inceneritore” rappresenta la parte più fresca e combattiva ma non l’unica. A fronte di alternative snocciolate in numeri e suffragate dalla concretezza delle buone pratiche già felicemente attuate in tante realtà nazionali ed internazionali. Ma “gli affari prima di tutto” – “business as usual” sembrano dire questi decisori politici ormai opposti alla “sovranità popolare” sancita dalla Costituzione. In verità a Sesto la Biagiotti dopo un anno di sindaca è già stata spazzata via per aver avallato in modo insipiente queste aggressioni… E la Biagiotti rappresentava, si badi bene, il Renzi, “deus ex machina” di tutto questo processo che sta alla base del “laboratorio della Leopolda” e vero responsabile del conflitto in corso. “Asfaltare la piana”, questo è l’obiettivo di forze estranee al territorio come la multiutility Hera spalleggiate da poteri forti ed occulti che in Firenze ed in Toscana hanno da sempre una “localizzazione” mai davvero indagata. Così la gente ha capito che in questa situazione deve tutelarsi da sola perché le istituzioni hanno rinunciato alla loro formale funzione e sono divenute protesi di decisioni prese da fuori.

Il 30 luglio a Sesto avrebbe dovuto svolgersi una normale riunione “aperta” dei comitati della piana. Invece si sono date appuntamento in piazza Vittorio Veneto oltre 300 persone, con una “densità” partecipativa strabiliante, anche davanti agli occhi dei più ottimisti.

Certo, pesa il ricatto del 6 agosto in cui appare scontato il via libera all’ultimo inceneritore d’Italia, nonostante al momento sia in atto una fattuale moratoria. La gente è preoccupata e non capisce come interessi precostituiti possano fare piazza pulita di studi epidemiologici e sanitari, che denunciano mortalità intollerabili, e di alternative praticabilissime e virtuose per salute e posti di lavoro (proposta del distretto del riciclo-riparazione-riuso). Proprio per questo l’appello A NON ANDARE AL MARE LA MATTINA DEL 6 AGOSTO lanciato da tutti i relatori e dal sottoscritto ha avuto un consenso unanime e caloroso.

Il messaggio è semplice: anche di fronte a una conferenza dei servizi che dovesse chiudere l’iter autorizzativo SI ANDREBBE A UN SALTO DI QUALITA’ DEL CONFLITTO della durata di almeno tre anni. Nessuno si illuda che a fronte di autorizzazioni “taroccate” (la Valutazione di Impatto Sanitario è stata redatta 10 anni fa ed ancora non si sa dove andrebbero a finire le ceneri e le polveri tossiche dell’inceneritore, così come non si è tenuto conto delle proposte alternative né tanto meno sono state finanziate le opere di “mitigazione ambientale”) il percorso dell’inceneritore possa essere in discesa.

A parte i ricorsi legali che seguirebbero, almeno tre sarebbero le azioni del “civismo democratico” sostenuto da Zero Waste Italy e da Zero Waste Europe oltre che da una miriade di movimenti locali.

1. Organizzazione di una “trincea democratica” per impedire l’inizio dei lavori;

2. Perentoria richiesta ai comuni di Firenze, Sesto, Campi Bisenzio (maglie nere della RD) di mettere subito in atto raccolte differenziate porta a porta per dimostrare come sta avvenendo a Parma che con la RD l’inceneritore non serve, se non al business dei soliti noti.

3. Messa a punto di forme concrete e fattibili di disobbedienza civile “fiscale” (noi l’inceneritore con il suo carico tossico non lo paghiamo).

Anziché insistere sull’inceneritore, che affronterebbe appena il 20% del problema della gestione dei rifiuti, si dovrebbe attuare subito quell’80% di obiettivi di riduzione e di RD che è previsto dalla legge regionale.

Che senso ha impiegare il 100% delle risorse umane e finanziarie per gestire una quota secondaria ed irrilevante di rifiuto residuo (RUR), in parte ancora recuperabile, con sistemi così costosi per i cittadini in termini economici (160 euro a tonnellata) e in termini di salute?

Meglio optare per impianti come quello di Este, in provincia di Padova, che tratta oltre 250 mila tonnellate anno, recuperando fino al 70% dei rifiuti in ingresso.

Tanto più se si considera che a finanziare l’inceneritore che i cittadini non vogliono sarebbero in gran parte proprio loro, che paradossalmente dovrebbero pagare per ESSERE INQUINATI, insomma “becchi e bastonati”.

Ma dove siamo? In una “repubblica delle banane”? Non è che l’inizio!

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, vincitore Goldman Prize Environmental 2013.