Caro ministro, ci fa piacere che “anche” lei si sia unito al “coro” di quanti il 30 marzo hanno celebrato la giornata mondiale Zero Waste istituita dalle Nazioni Unite.
Lei, con la sua sottolineatura, conferma che a differenza di tanti “saponi” (neologismo per dire che sanno tutto loro) suoi colleghi di tutti gli schieramenti (pensi che c’è un senatore di area empolese che recentemente con grande eleganza ha fatto dottamente rilevare che Zero Waste è una “fregnaccia” mentre dal suo partito e dalla Lega salviniana si levano cori esagitati a favore della “termovalorizzazione” assumendo che ZW sarebbe “ideologico” quindi seguendo questo ragionamento per il sillogismo aristotelico anche l’ONU sarebbe “ideologico” ed a questo punto anche lei) se vuole darci una mano intanto chieda le dimissioni da “console” (pardon, commissario) per il Giubileo (leggi per realizzare il mega-inceneritore di Roma già slittato ben oltre il Giubileo) del sindaco Gualtieri e poi magari consigli la sua compagna di partito e presidente del consiglio Meloni di spiegare meglio che cosa significa affermare, come fa lei ogni tre per due, che la “transizione ecologica non dev’essere ideologica.
Le dica che come tutte le cose anche la “transizione o si fa o non si fa” altrimenti, se la lingua non è un’opinione la “transizione” si trasforma in “transazione” ed essa diviene STAGNAZIONE che significherebbe che “non esiste una “questione ambientale” e non sarebbe da sani di mente affermarlo!

A noi sembra, purtroppo (ma anche con Draghi era lo stesso) che semplicemente l’adagio di cui sopra significa “non volere la transizione ecologica”, non volere l’economia circolare e continuare cosi’ a perorare la causa dell’origine di ogni disastro ambientale che si chiama “modello lineare”, ovvero: estrazione, produzione e gettar via… questa non è ideologia?

Alla presidente del Consiglio potrebbe anche dire che è l’ora di farla finita (in parte lo sostiene anche lei) che noi siamo bravi in riciclo e che la direttiva europea sugli imballaggi che favorisce soprattutto il riuso (anche sotto forma di sistemi di vuoto a rendere ovviamente declinati al “giorno d’oggi”) e l’UP ciclyng (un riciclo di qualità) è una sterile “difesa corporativa” di settori economici che vivono di rendita che continuano imperterriti a voler produrre imballaggi usa e getta che contengono spesso una mela fatta a spicchi o un’arancia sbucciata.
E’ cosi’ che non si è “ideologici”?
Certo, dica anche a Confindustria cosi’ aggressiva nel rifiutare il DRS promossi dalla UE e da gran parte dei Paesi europei compresi Malta e Cipro a cui oppone il riciclo che forse se non fosse stato per i cittadini che fanno la raccolta differenziata e anche forse per il ruolo sempre più trainante dei comuni rifiuti zero Governi nazionali e regionali tutti e naturalmente Confindustria avrebbero altro che spinto per il riciclo semmai avrebbero voluto realizzare almeno 50 nuovi inceneritori, pardon, termovalorizzatori in Italia, come recitava un paginone a pagamento del “Corrierone” nel 2003 voluto proprio da Confindustria.

Le cose poi sono andate diversamente grazie all’impegno dal basso di centinaia di comuni come per esempio (e non solo) quello di Capannori e della provincia di Treviso ma anche di Trapani e di Bari.

E’ facile fare i “bravi” con quello di quegli altri (ci riferiamo all’impegno… diamine!).

Al netto di tutto e senza perdere il buon umore e il rispetto reciproco NOI CI SIAMO e se lei vuole può fare tantissimo. Per esempio si dia immediatamente corso ad una legge che incentivi le riparazioni applicando quel “diritto alla riparazione” ormai caldeggiato dalla UE magari copiando i modelli di Svezia, Francia, Austria e Germania che riconoscono dei bonus a chi si rivolge a dei “riparatori” anzichè a dei “rottamatori”, di quelli ne abbiamo tristemente troppi ed uno in particolare con accento toscano… .

Potremmo parlare anche di Taranto della quale si sta occupando facendo di quell’area bellissima un “laboratorio a cielo aperto” di Economia Circolare accelerando la riconversione non solo della acciaieria ma dell’intera zona che potrebbe e dovrebbe divenire laboratorio mediterraneo ed europeo quale esempio virtuoso (in parte ciò sta già avvenendo) di passaggio da “economia lineare” ad “economia circolare”.

Buon lavoro e si ricordi che “o vinciamo tutti o perdiamo tutti” e che faziosità e corporativismi sono sempre una barriera ai cambiamenti necessari.